introduzione
dei fatti
Eteocle, re di
Tebe si prepara a difendere la città assediata dal fratello Polinice e da
altri sei guerrieri. Un messaggero lo infotma dei propositi dei nemici che
hanno giurato di espugnare Tebe o morire, e gli descrive lungamente i
sette condottieri nemici (da questa scena deriva il titolo della tragedia)
le loro vanterie, i loro scudi.
ingresso del coro
Il coro delle fanciulle tebane vede con orrore l’avvicinarsi dell’
esercito nemico e supplica gli dei (Ares, Zeus, Artemide, Atena, Apollo,
Era) di difendere la città dalla violenza della guerra.
Eteocle esorta il coro, e in particolare Corifea, a non continuare la
lamentazioni (per non far spaventare gli altri cittadini) e a ubbidire a
lui e a rimanere a casa mentre lui stesso si dedica a compiere i sacrifici
agli dei.
Segue la discussione tra Eteocle e Corifea e alla
fine di questa Corifea cede alla volontà di Eteocle, egli esterna la sua
decisione di porre un uomo ad ogni porta e di partecipare lui stesso allo
scontro.
canto corale
C’è poi la descrizione drammatica della situazione portata dalla
guerra in una città.
Il messaggero torna e annuncia quale guerriero argivo è stato
sorteggiato per l’ assalto di ogni porta. Eteocle dunque schiera contro
ogni eroe argivo un eroe tebano, altrettanto abile in battaglia ma di
qualità psicologiche complementari: se un Argivo è teso all’autocelebrazione
e all’empietà, il suo avversario sarà saggio e rispettoso della
divinità.
All’ultima porta c’è Polinice desideroso di
salire al trono di Tebe che secondo lui gli spetta di diritto. Quindi Eteocle
decide di affrontare personalmente il fratello e sebbene Corifea cerchi di
distoglierlo dal grave sacrilegio che è il fratricidio, egli non cambia
idea (deciso a scontrarsi) non temendo la sventura che gli deriverebbe
dagli dei in punizione poiché è convinto che questi ormai vogliano la
sua morte.
Edipo era stimato dagli dei, ma sposando la madre e avendo da questa due
figli, li condanna ad uccidersi a vicenda quando scopre di aver compiuto
una tale empietà verso gli dei. Per questo il coro teme l’intervento
delle Erinni per realizzare la maledizione di Edipo.
Il messaggero dice alle donne che i Tebani hanno
trionfato: in sei casi gli eroi tebani hanno vinto e nel settimo caso non
c’è stato alcun vincitore a causa delle ripercussioni della colpa di
Edipo.
Il terzo stasimo esprime il dolore delle donne tebane che non riescono
a rallegrarsi per la vittoria sapendo che i due re si sono uccisi a
vicenda.
L’unico arbitro che poteva decidere le loro sorti, cioè la spada, ha
deciso di non far prevalere uno sull’altro, ma di portare a termine la
sciagura della famiglia.
conclusione
della tragedia
L’ esodo è costituito
dal dialogo delle sorelle dei morti: Ismene ed Antigone. La prima parte è
costituita da battute secche che contrappongono l’ azione subita a
quella inflitta da parte di entrambi i fratelli.
Nella parte finale, invece le due sorelle, sempre in modo incisivo,
contemplano la sventura della loro famiglia.