| Fare riflessioni sul tema "guerra"
può indurre alla banalità; si rischia di ripetere luoghi comuni, frasi
fatte che esprimono biasimo e disprezzo a questo proposito senza
aggiungere nulla a ciò che tutti possono affermare. Pertanto si potrebbe citare la frase di un antico filosofo, di nome
Hobbes: Homo homini lupus", oppure quella di uno scrittore più
recente, Louise Ferdinand Celine: "All'epoca delle caverne si
trattava di sopravvivere malgrado le bestie, oggi malgrado gli uomini",
che sono emblematiche, perché sottolineano la brutalità quasi
"animalesca" del fenomeno.
Anche poeti dell'epoca contemporanea, che hanno vissuto la guerra in
prima persona, quali Ungaretti e Quasimodo hanno parlato di flagello,
che accomuna gli uomini di ogni razza, tempo, religione, |
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fratelli fra di loro, offrendoci immagini
strazianti di oggetti o di persone, sterminati in questo "disastro
dell'umanità". Eppure gli uomini continuano ad uccidere i propri simili, è
quasi inutile ricordare i titoli simbolici dei "mass-media",
sulle uccisioni fratricide che caratterizzano la società in cui
viviamo. Perché? Sembra forse essere la guerra la risoluzione a tutti i
problemi dell'uomo e la panacea di tutti i mali?
Pare proprio che la discussione ragionata, l'uso, cioè di ciò che
distingue l'uomo dall'animale, vale a dire la ragione, non abbia più
valore e sia privo di utilità.
è possibile dunque
concludere che, nonostante gli uomini abbiano studiato molto
accuratamente il libro della vita, non abbiano ancora compreso
abbastanza il "capitolo" sulla guerra. |